cronaca | La Corte d'assise di appello di Palermo ha confermato la condanna a
18 anni di reclusione per l'ex carabiniere Salvatore Rotolo accusato, in concorso con ignoti, di aver
prima ammazzato e poi bruciato il cadavere della compagna Antonella Alfano.
Nonostante la condanna, il movente dell'omicidio è ancora ignoto - La donna, all'epoca 34enne, faceva la commessa e nutriva una grande passione per la moda: aveva giocato a fare la modella quando era più giovane e si concedeva ancora, data la splendida forma fisica mantenuta anche dopo la gravidanza, qualche piccola sfilata ogni tanto.
E forse il movente dell'omicidio sta proprio nella gelosia ma questo non ci è dato saperlo perché da quel 5 febbraio 2011, da quando cioè Rotolo ha compiuto l'efferato delitto, soffocando la compagna con una castagna in gola, l'ex carabiniere si è chiuso in un silenzio impenetrabile tanto che ancora non si è arrivati a conoscere il nome del complice che lo avrebbe aiutato nel simulare l'incidente stradale necessario a cancellare le tracce del delitto.
Per garantirsi l'impunità, Rotolo aveva infatti dato fuoco alla Fiat Seicento su cui viaggiava la donna, carbonizzandone così il corpo e lasciando la vettura in un dirupo lungo la provinciale che da via Papa Luciani ad Agrigento conduce fino alla strada statale 640. Tuttavia Rotolo, subito sospeso dal servizio militare, non aveva fatto i conti con l'autopsia, che ha confermato le testimonianze di alcuni passanti che avevano giurato di aver visto l'uomo nel luogo del delitto durante l'incendio, fermo e immobile, non prestare soccorso.
La Corte d'assise di appello di Palermo ha confermato, oltre i 18 anni di carcere, le provvisionali da versare alle parti civili: alla piccola nata dalla relazione tra i due, e ai parenti di Antonella.