Moonligh è stata denominata l'operazione che ha portato a nove ordinanze di custodia cautelare e al sequestro di oggetti preziosi e perfino armi: durante un raid,infatti, la banda aveva messo a segno anche il furto di un arsenale di fucili regolarmente detenuti.
Da diversi mesi i componenti della banda erano stati individuati e tenuti sotto osservazione con intercettazioni telefoniche. L'operazione, che si è conclusa all'alba di questa mattina, ha visto impegnati una cinquantina di uomini e quindici autovetture, coordinati dal commissario di Cefalù (Palermo) Manfredi Borsellino, figlio del giudice ucciso da Cosa nostra. Gli agenti hanno così eseguito provvedimenti restrittivi in carcere per 6 persone e provvedimenti restrittivi domiciliari per altri tre componenti della banda, così come disposto dal Gip del Tribunale di Termini Imerese, Angela Lo Piparo, su richiesta del pm Giacomo Urbano.
I malviventi svaligiavano ville e appartamenti nella zona delle Madonie, facevano ricorso, a volte, a metodi violenti come nel caso di un assalto ad un'anziana donna ridotta in fin di vita sul pianerottolo di casa. Diversi i paesi da cui provengono i rapinatori: Castelbuono, Altavilla Milicia, Bompietro e di Randazzo (Catania) Il nucleo centrale dell'organizzazione è rappresentato dal titolare di un esercizio di ricambi per moto di Castelbuono. La sua compagna di professione estetista con il suo lavoro "porta a porta" raccoglieva e passava agli altri componenti della banda informazioni utili sulle abitudini e sugli orari dei padroni delle abitazioni prese di mira. Tra le vittime della banda anche alcuni parenti dei malviventi. I preziosi rubati venivano poi fusi e smerciati con la complicità del titolare di un negozio di "compro oro" di Petralia Sottana.
Gli arrestati dovranno rispondere, a vario titolo ed in concorso tra loro, dei delitti di furto aggravato, ricettazione e danneggiamenti, incendi, atti intimidatori e violenze.