| È in corso da stamattina, tra le province di Palermo e Trapani e su tutto il territorio nazionale, una
condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Palermo e coordinata dal procuratore aggiunto
Una trentina le persone fermate.
Le indagini hanno consentito di ricostruire gli assetti e le dinamiche criminali del mandamento mafioso palermitano di Porta Nuova, che ingloba i tre mercati della città Capo, Vucciria e Ballarò e circonda parte della Zisa, individuandone così capi e gregari.
Il boss indiscusso era Alessandro DAmbrogio, il 39enne il cui nome è più volte emerso nelle recenti inchieste antimafia e che era riuscito a conquistarsi il "rispetto" di tutti i malavitosi della città: la sua reputazione andava da corso dei Mille a Uditore, da Brancaccio ai Pagliarelli; tutti si recavano nella sua agenzia di pompe funebri nello storico mercato di Ballarò per discutere con lui cosa si potesse o non si potesse fare, perché soltanto DAmbrogio aveva potere decisionale, un potere conquistato sfruttando la miseria e lignoranza che caratterizza le zone popolari del centro di Palermo.
"Quando tu hai qualche problema, qualche bisogno", si può ascoltare in una intercettazione, "parla con noialtri e vediamo noialtri che facciamo, quello [D'Ambrogio ndr.] a Brancaccio è la persona giusta...".
Fuori dal carcere dopo 10 anni per il reato di associazione mafiosa, dall'aprile 2011 era in libertà e due mesi dopo era già a pranzo con il gotha di Cosa nostra. Attorno a quel tavolo, dicono gli inquirenti, c'erano mafiosi che arrivavano da tutte le parti della città che di lì a poco sarebbero stati arrestati lasciando via libera alla riconquista del potere a DAmbrogio.
Il boss, lasciandosi ispirare dalla mafia degli anni 80, è riuscito a rivoluzionare Cosa Nostra incrementando non soltanto le entrate del "pizzo" necessarie a mantenere le famiglie degli affiliati detenuti, ma gestendo le piazze dello spaccio e lapprovvigionamento degli stupefacenti direttamente dai paesi produttori del Sud America e del Nord Africa. Aveva così chiesto la collaborazione di alcuni degli uomini di corso dei Mille: Vincenzo Ferro, Pietro Tagliavia, Francesco Scimone e Giovanni Alessi. Erano loro, tramite figure minori a trascinare negli affari le famiglie di Pagliarelli e Uditore, a creare canali di smistamento che hanno raggiunto Marsala, Mazara Del Vallo, Caltanissetta e Calatabiano.
Il braccio destro di DAmbrogio sarebbe stato Antonino Ciresi, finito su tutti i giornali per aver chiesto
il pizzo allo chef Natale Giunta, che però si è ribellato denunciando tutto ai carabinieri e facendo scattare le manette ai polsi dellanziano boss.
Non si era ribellato all'imposizione mafiosa invece il titolare di un pub di Isola delle Femmine, a cui era stata imposta unestorsione di 70 mila euro. Se luomo non avesse pagato o se avesse provato a denunciare laccaduto, D'Ambrogio assicura che avrebbe fatto una brutta fine: "Stai attento a come ti muovi
Altrimenti ti butto sugli scogli a te e ai tuoi figli!".
Nell'indagine spunta anche il nome di Antonio Seranella, tutto fare di DAmbrogio. Fu il primo ad accogliere quello che sarebbe divenuto il nuovo capo all'uscita dal carcere affiancandolo in tutti i suoi spostamenti e negli affari curati da Attanasio La Barbera, Giuseppe Civiletti, Giacomo Pampillonia, e Giuseppe Di Maio.
Sono stati sequestrati beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa tre milioni di euro.
Tra questi, intestati anche a svariati prestanome, l'azienda di macellazione e vendita di carne all'ingrosso "Ovinsicula", di via Stazzone a Palermo intestata a Ciresi; il pub "Day Just" di via Nino Bixio intestato a Seranella; un distributore di carburante situato sulla SP 259 nel comune di Martinsicuro (TE) e facente capo a Ferro, Alessi, Tagliavia e Scimone e altri beni di lusso come macchine, e imbarcazioni.