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Durante una festa in piazza, l'artista Raffaele Migliaccio ha dedicato in maniera plateale la sua esibizione a Gino Abbate,
detto "Ginu u' mitra", ritenuto il referente di Cosa nostra del quartiere Kalsa di Palermo.
Ci risiamo. Un altro "saluto" ad un boss mafioso durante una concerto neomelodico rionale. C'è chi lo definisce fuoriprogramma, ma in realtà non è così,
è un avvenimento usuale, quasi un rito ormai.
In occasione delle celebrazioni per la Madonna del Carmine, il cantante neomelodico Raffaele Migliaccio
(in arte Raffaello) ha salutato a Gino Abbate, arrestato nell'operazione "Hybris" ritenuto il boss della Kalsa.
Dopo essersi esibito con una delle sue canzoni più famose, "La nostra storia" (che apre il film "Gomorra", tratto dal
libro di Roberto Saviano), il cantante 25enne, arrestato e condannato a un anno l'anno scorso per porto d'armi e oltraggio
a pubblico ufficiale, viene raggiunto sul palco da un ragazzo che gli suggerisce qualcosa all'orecchio. Poi i saluti al boss
con tanto di "bacione forte". E la folla applaude.
Abbate si trova in carcere e non può sentire ne ricambiare, ma il tributo del rione è avvenuto.
Secondo gli inquirenti, è anche attraverso queste iniziative che i mafiosi "conquistano e mantengono il consenso sociale e ostentano
la propria forza. Quanto più è sfarzosa la realizzazione dei festeggiamenti tanto più la consorteria può vantare ascendente
e controllo del territorio".
"Le feste - spiegano gli inquirenti - rappresentano anche uno straordinario mezzo di comunicazione con i
latitanti e con i detenuti delle famiglie mafiose in quanto attraverso le dirette radiofoniche, con il
ricorso alle dediche fatte dai cantanti che si esibiscono, i rappresentanti delle famiglie veicolano i
propri messaggi verso i soli detenuti o latitanti".
"Ancora una volta una festa popolare e religiosa diventa occasione per inneggiare ai boss mafiosi detenuti o latitanti
con tanto di invito da parte dei presentatori o dei cantanti e successivo applauso della piazza", dice il parlamentare
del Pdl, Salvino Caputo, componente della commissione regionale antimafia."Mi auguro - aggiunge - che l'artista e gli
organizzatori siano stati accompagnati in Caserma e che nessun ente pubblico abbia patrocinato la manifestazione del quartiere Kalsa".
Per Caputo sono "questi gli episodi che danneggiano l'immagine di Palermo, proprio a pochi giorni dalle commemorazioni
di Paolo Borsellino e degli agenti di scorta".
L'amministrazione comunale fa sapere che in merito alla "alla manifestazione canora svoltasi alla Kalsa durante la
quale un cantante ha reso omaggio ad un boss della zona, si precisa che
l'Amministrazione comunale non ha organizzato né ha sostenuto la stessa
manifestazione musicale, limitandosi al rilascio, così come per qualsiasi
manifestazione di questo tipo, dell'autorizzazione ad occupare il suolo
pubblico per il montaggio del palco".