musica&spettacolo | E' appena trascorsa un'altra estate e ognuno di noi ha fatto le sue scelte e consumato le proprie vacanze: vicino o lontano, al mare o in montagna, in totale relax o nella confusione, da solo o in compagnia...a casa.
A me è toccato di girovagare per buona parte della Sicilia e come sempre succede in questo periodo dell'anno ho avuto parecchie occasioni dincontro.
Tante esperienze e con esse interessantissimi spunti di riflessione, attraverso i quali tracciare un prototipo preciso dellitaliano medio in vacanza.
Andiamo per ordine.
Lestate ti fa bello...L'italiano medio in fatto di look, destate, da davvero il meglio di sé; considera la stagione calda un momento a lui favorevole, nel quale poter dare libero sfogo al proprio estro.
Via gli orpelli che nella stagione fredda lo costringono a un maggior rigore estetico e avanti tutta con sandali, ciabatte, infradito, scarpe aperte con doppio strappo su dita e caviglie; promosse a pieni voti le solite magliette estive dai colori sgargianti, col colletto tirato su, ricoperte di scritte, numeri, loghi, proverbi, detti popolari e qualsiasi altra trovata determini curiosità.
Negli ultimi anni poi è il borsello (la borsa degli uomini) il principe indiscusso degli accessori maschili; lo si può indossare nelle due versioni: a tracolla comodamente scivolato sul fianco, oppure nella versione corta, debitamente incastonato tra spalla e ascella quasi a toccare il mento (ideale per interagire velocemente con portafogli, chiavi e sigarette).
Immancabili ovviamente gli occhiali, ognuno coi suoi, anche se come sempre accade qualcuno più degli altri incontra il consenso popolare, piazzandosi primo in classifica ed esercitando un vero e proprio monopolio del settore.
Per ultimo, ma non per importanza, il costume o meglio quel che resta del costume. Lo slip ha infatti messo definitivamente in panchina il vecchio caro boxer-costume da bagno: fasciante ed elasticizzato risponde evidentemente più e meglio alla precisa volontà di chi lo indossa: quella di apparire e di mostrarsi al gran parterre estivo, in unalternanza continua di ruoli: chi è la donna, chi luomo?!
A Tavola...L'italiano medio spesso e volentieri si concede la sua pausa pranzo, esattamente come se fosse a casa sua, disattendendo tutte, o quasi tutte, le regole del buon vivere. Schiene nude e riverse sul tavolo, cellulare in bella vista posto accanto al bicchiere o di lato accanto alle posate; pance rilassate e sguardi disorientati allo scopo di carpire attraverso l'andirivieni del cameriere, qual è il piatto del giorno (quello più richiesto).
A scelta avvenuta, finalmente si mangia.
Mi chiedo io: ma chi sarà mai stato quel genio capace di intercettare unesigenza, tanto forte quanto comune nellitaliano medio, del gomito a tavola?! Utilizzato nella duplice funzione di articolazione dell'arto superiore e parimenti sostegno per appoggiarsi comodamente, il gomito è diventato una consuetudine per una larga maggioranza di italiani. Visti da dietro i commensali sembrano tutti sbilenchi, il gomito poggiato sul tavolo implica infatti un'inclinazione del corpo che determina un abbandono totale delle vecchie e composte posture erette.
Il pasto viene consumato in un batti baleno, mescolando velocemente sapori e sensazioni. Il cibo viene ingurgitato e mandato giù, difficilmente tenendo la bocca ben serrata. Con la forchetta si fanno tanti e più giri ancora affinchè gli spaghetti siano ben arrotolati e pronti per essere portati in bocca (le piccole porzioni non sono contemplate).
Il tovagliolo dal suo canto è un accessorio: il più delle volte sta sul tavolo inutilizzato, sistemato a mò di bavaglio oppure dimenticato direttamente sulle ginocchia.
Con la pancia piena arriva poi il c.d. abbiocco (tecnicamente sonnolenza post pasto) stato fisico ed emotivo piacevolissimo, ma che determina in moltissimi casi oltre che un cedimento mentale anche e soprattutto uno fisico: via una gamba, via l'altra, per ultimo scivola giù la schiena e a quel punto e un attimo: ci si ritrova praticamente distesi alla meno peggio sulla propria sedia, dimentichi di stare pur sempre seduti in una tavola che non è quella di casa propria.
Conclusioni...Litaliano che vi ho presentato non è mica un ritratto caricaturale o un personaggio di pura fantasia, magari lo fosse. Niente affatto è litaliano medio e basta, senza alcunaltra qualificazione.
La mia analisi talvolta severa, ma credo mai poco obiettiva, muove da considerazioni precise: esistono regole fuori dal tempo e nel tempo, regole che nei fatti ci hanno reso migliori e hanno fatto di noi degli animali sociali piacevoli; ma chissà perché le stesse regole, oggi vengono disattese e svilite (senza grossi rimpianti a giudicar dalle percentuali).
E allora resta da chiedersi: bisogna essere moderni? Bisogna accettare passivamente le nuove regole del gioco?
...A voi la risposta...