musica&spettacolo | Coltivare la memoria è importante come importante è tenere sempre desti i ricordi del nostro passato e di coloro che hanno contribuito a non smarrire la nostra identità siciliana e la nostra preziosa cultura e lingua dialettale.
Il progetto musicale Triskelion , ad opera degli Armisch, prende il nome da un antico segno che anticipa la Trinacria, simbolo scelto per rappresentare la Sicilia.
Gli Armisch sono sette artisti siciliani che si occupano di musica popolare e profondamente addentrati nelle tradizioni popolari dei loro luoghi natìi e che si sono uniti grazie ad una serie di coincidenze fortuite.
Il progetto si propone, attraverso le canzoni siciliane, di far conoscere e valorizzare il proprio ambiente, attraverso una ricerca sempre più approfondita delle radici culturali e consentire, attraverso il recupero delle parole dialettali della nostra regione, la riappropriazione di una memoria storica, quale retaggio di una comunità che nel dialetto ha posto le basi per una identificazione collettiva e quindi di:
- Fare conoscere la cultura locale e riscoprirla come cultura dei padri e base della propria;
- Riscoprire il valore del dialetto come lingua;
- Prendere coscienza di uno spettacolo musicale come mezzo di comunicazione e momento di aggregazione sociale;
- Incrementare le conoscenze sulla storia e il folklore della propria terra per capire gli atteggiamenti, la mentalità e le espressioni linguistiche della sua gente.
Lo spettacolo proposto allinterno del progetto ha per titolo Siculiannu cantannu e cuntannu la Sicilia. Caratterizzato dallunione di brevi racconti storici di famiglia con le più conosciute canzoni di Sicilia riarrangiate in chiave latina ed araba nonché di brani inediti in dialetto.
La lingua dialettale, compresa da tutti i siciliani, opera unazione di conservazione e, allo stesso tempo, di diffusione di uno strumento di comunicazione, insito nel nostro essere siciliani, che è ancora attuale, ma che rischia di perdere la sua forza comunicativa se non coltivata e praticata e, a tal proposito, Ignazio Buttitta, poeta siciliano affermava: Un popolo diventa povero e servo quando gli rubano la lingua avuta in dote dai padri
e me ne accorgo ora, mentre accordo la chitarra del dialetto che perde una corda al giorno.