Narrativa è |
Nelle puntate precedenti: Gerlando Rapisarda è un giovane palermitano di nobile origini. La sua vita procede tranquilla tra studi e modellismo fino al 13 gennaio, giorno in cui, come affetto da un inspiegabile morbo, si riscopre improvvisamente intollerante al denaro e alla ricchezza. Nel corso dei mesi Gerlando escogiterà dei modi sempre nuovi per liberarsi dei suoi capitali. Il 7 maggio però, un bieco individuo dagli occhi di due colori diversi, accompagnerà Barbara, l'avida sorella di Gerlando, al Giardino Inglese per un incontro con il commercialista Rodolfo Volandri, che le proporrà un affare molto allettante.
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Agli inizi del ventunesimo secolo cominciò a circolare la voce di un improbabile evento apocalittico che, secondo le osservazioni del calendario Maya, si sarebbe verificato sul Terra giorno 21 Dicembre 2012. Tra mass-media e talk-show, la notizia conquistò in breve tempo uneco mediatica mondiale e globalizzata. Le informazioni dei blog si mescolavano ai pareri degli esperti, accompagnati dalle visioni dei mistici e dalle rivelazioni dei nuovi messia. Chi parlava di un meteorite, chi del più feroce dei terremoti, uno tsunami planetario, l'arrivo degli alieni. Scoccata la mezzanotte del 21 dicembre poi, quando il mondo si accorse di essere ancora lì ben saldo al suo posto, la profezia manifestò tutta la sua balorda assurdità. Sono trascorsi tre mesi da allora e a dispetto del muro di omertà imposto dai governi si può ormai affermare con certezza che il 21 dicembre, qualcosa di strano, accadde davvero. Messico, Brasile e Stati Uniti, un'imprevista forma di apocalisse silenziosa si diffuse a macchia d'olio dal Canada all'Europa, dall'Africa al resto del mondo. In Italia i primi casi si segnalarono in Abruzzo, dalle parti di Pescara, mentre a Palermo tutto ebbe inizio la notte del 13 Gennaio, quando una luce giallo ambra brillò a intermittenza per trentasette secondi nel cielo buio del capoluogo siciliano.
Nei primi mesi del nuovo anno accade che: 1 - Demetrio e Manuele erano diventati amici di tennis, ogni domenica, dalle venti alle ventidue, ai campi del Country. 2 Demetrio e Monica erano diventati amici di facebook, ma i toni della loro chat non si erano mai spinti oltre le apparenze delle formali convenzioni. 3 Demetrio e Aurora uscirono ancora per qualche aperitivo, ma nessuno dei due aveva trovato il coraggio di azzardare il primo passo. 4 Demetrio aveva incontrato uno psichiatra a causa di certi suoi nuovi disturbi dell'attenzione che il dottore aveva diagnosticato come crisi di assenza di origine epilettica.
Quella mattina Demetrio indossò le pantofole di pelle nera, la vestaglia a scacchi, si guardò allo specchio ovale e non si riconobbe. Il timer della caffettiera era puntato alle sette e cinque. Accese la TV al plasma 3D e seguì il telegiornale.
ma adesso cambiamo notizia: lo Starline, lalbergo spaziale progettato dalla mega equipe di architetti statunitensi, ingegneri giapponesi, costruttori russi e imprenditori arabi, sembra ormai davvero pronto per la grande inaugurazione. L'hotel conterà cento camere da letto, una zona ristorante, una sala cinema, un teatro, una biblioteca e una speciale sala di osservazione astronomica con dodici telescopi di ultima generazione attraverso i quali carpire ogni più intimo segreto della nostro universo. Un fine settimana nell'hotel costerà un milione di euro, comprensivo delle spese di trasporto. Passiamo la linea all'inviato di Houston per saperne di più
Una struttura alberghiera fluttuante nello spazio, Demetrio non tardò a classificarla come la più importante conquista tecnologica del nuovo millennio. Fece la doccia e la barba ascoltando alla radio un pezzo di Lucrezia Piuma. Indossò una camicia a quadri verde e blu della William-Wilson, raggiunse il suo ufficio e salutò il portiere Gianni, il quale, asserragliato nella sua stanzetta di vetro, gli comunicò che Giuseppe Belluomo aveva ricevuto la lettera, vale a dire il benservito. Prese lascensore fino al sesto piano ed entrò nella sala parquettata dove una decina di colleghi digitavano freneticamente sulle tastiere dei computer.
- Ciao Demetrio, tutto bene?
- Ciao Gabriella.
Accese il suo Microsoft. Estrasse dalla valigetta certificati, fogli, documenti. Chiamò Aurora al telefonino ma non ricevette risposta. In quel periodo si occupava di conteggiare le tasse doganali per l'ultimo carico di importazione da Dar Es Salaam: statuette in terracotta a forma di elefante, braccialetti contro i demoni, testi sacri in pelle umana. Prezzi d'acquisto, prezzo di vendita, merce da scartare, merce da scontare. Notò che il prodotto di maggiore successo dal gennaio 2013 era Evilive, il best-seller dello sconosciuto esordiente Thomas Jerome Newton che si era trasformato in un caso letterario tanto stupefacente quanto inspiegabile. Colto dalla curiosità, decise di acquistarne una copia per sé. Era sempre stato un buon lavoratore. Puntuale e preciso con le scadenze. Alle tredici scese al bar del terzo piano.
Demetrio nasceva a Palermo il 5 settembre 1979. Suo padre Carlo Sforza, di origini modenesi, era un affermato ortopedico con la passione del ciclismo. Sua madre Silvana, palermitana e benestante di famiglia, non disdegnava il Bridge e gli orecchini di perle. Demetrio si diplomava al liceo classico Meli con quarantotto sessantesimi e dal momento che l'unica materia in cui superava la sufficienza era la matematica, si iscrisse all'università di Economia. In quel periodo conobbe Aurora, con la quale strinse un'affettuosa amicizia durata un anno circa e conclusa quando Sonja, l'erasmus russa per cui aveva preso una sbandata, era finita a letto con lei. Solo un gesto di libera anarchia sessuale, ebbero da spiegare. Non ne volle più sapere. Da giovane era stato un piccolo talento della Dama con una particolare attitudine per il Tetris. Dopo l'adolescenza si ingegnò sul cubo di Rubick, poi Backgammon, infine il Sudoku. Nelle ultime settimane stava invece sfoggiando una naturale predisposizione per il Ruzzle, nel quale poteva vantare l'invidiabile parziale di settantatré vittorie su otto sconfitte. Il suo fidanzamento storico non aveva retto alla crisi del settimo e ormai era single da quasi due anni. Da tre lavorava per la avveniristica azienda multinazionale W.A.S.T.E.
- Ciao Demetrio, tutto ok? - domandò Michele con indifferenza.
- Ciao Michele e tu?
- Soliti crauti e funghi?
- Grazie.
Prese posto in un dei tavoli del bar, sollevò le maniche sull'avambraccio, azzannò il panino e un lapillo di senape schizzò per l'iperspazio. Dipendeva da quel panino, laveva mangiato talmente tante volte da non sentirne più neanche il sapore. Pensò a Monica. Alle loro discussioni in chat. Alle sfuggenti lusinghe, le impalpabili provocazioni, forse avrebbe dovuto invitarla a uscire qualche volta. Magari lei se lo aspettava. Di certo non poteva deluderla. Ma come fare con Manuele? Ormai che stavano diventando quasi amici. Meglio lasciar perdere. Meglio non pensarci e concentrarsi sul lavoro.
L'azienda multinazionale W.A.S.T.E. nasceva da un circuito di empori newyorkesi dediti alla vendita al dettaglio di materiale esoterico new-age. Per gli ideatori, gli empori W.A.S.T.E. non erano solo una catena commerciale ma una vera filosofia esistenzialista liberale e sincretica, un modo di intendere la vita che unificava a sé il mondo scientifico e quello umanistico, quello politico e quello artistico-mistico-spirituale. A dispetto della magnificenza dei propositi, le malelingue tendevano ad additare W.A.S.T.E. come un mucchietto di debosciati rivolti allo smercio di droghe sintetiche per giovani sballati. Qualunque fosse la realtà dei fatti, a trarre maggior vantaggio da W.A.S.T.E. fu il signor Mayer Von Rothschild che con qualche fortunata intuizione commerciale e alcune astute operazioni di marketing, in pochi anni inaugurò la prima catena multinazionale dei grandi-magazzini-socio-culturali W.A.S.T.E., un boom commerciale secondo solo a Google, con un giro di affari che abbracciava tre quarti di mondo. W.A.S.T.E. approdò in Italia e a Palermo nel 2010 sotto la direzione di Carlo Scognamiglio. I grandi magazzini vennero installati lungo l'autostrada Palermo-Trapani, in prossimità dell'uscita di Capaci, mentre gli uffici amministrativi furono distribuiti tra i sette piani di un palazzo di via Mariano Stabile dove Demetrio, al sesto piano, si occupava di analisi di mercato e bilanci.
Concentrato sul suo panino, Demetrio non si accorse delle gocce rosate che gli stavano piovigginando sul piatto. Poco dopo, un po stranito, si portò il fazzoletto alle narici e questo assunse una vistosa chiazza rossa.
- Ma che diavolo...?
Davanti alla porta dei servizi, Mazengo passava lo straccio con meccanica rapidità. Demetrio alzò la mano in gesto di saluto. In quel periodo Mazengo era in competizione per il posto di lavoro con un THX 1138, un androide della Samsung di centonovanta centimetri in grado di parlare quattro lingue, preparare il caffè e travestirsi da Babbo Natale per far felici i bambini nel reparto giocattoli dei grandi magazzini W.A.S.T.E.
Cè chi dice che lepistassi si possa verificare anche in buono stato di salute se sottoposti a uno sforzo, a un affaticamento improvviso o a un'azione irritante o congestizia. Nei bagni si respirava profumo di lavanda. Le mattonelle erano nere e luccicanti. Si specchiò sul largo specchio rettangolare affisso sopra i lavandini. Un rivolo di sangue gli cerchiava la mandibola e un paio di gocce erano precipitate sul colletto. E in quel momento, senza altri preavvisi, ogni immagine perse di valore, lasciandolo impalato e autistico a fissarsi allo specchio. Catatonico. Con il corpo da una parte e la mente nell'altrove. Disperso in una delle sue narcotizzanti crisi di assenza di origine epilettica.
Si udì lo sciacquone di uno dei WC. L'uomo seduto sulla tazza estraeva dalla tasca dei jeans un cofanetto blu. Il cofanetto conteneva delle pillole. L'uomo raccoglieva una pillola e rimetteva a posto il cofanetto. La pillola era una capsule bicolore, rosso e antracite. L'uomo fissava la pillola come potesse parlarle. La passava tra le dita e sotto le narici. Infine apriva la bocca e ingoiava. Poi tirava lo sciacquone del water. Metteva in ordine la camicia e usciva dalla cabina. Un uomo con una camicia a quadri verde e blu della William-Wilson era impalato davanti allo specchio. Gli stava squillando il telefonino.
Quando Demetrio tornò in sé, trentasette secondi più tardi, si accorse che il suo telefonino stava squillando. Dallo specchio intravide un uomo con una camicia a quadri verde e blu della William-Wilson che usciva dal bagno.
- Pronto?
- Ciao Demetrio, sono io Aurora!
- Ciao Aurora.
- Ho trovato la tua chiamata, stavo per imbarcarmi da Milano e non potevo rispondere. Adesso sono a Palermo ma resterò pochi giorni perché devo subito ripartire per Venezia.
- Capisco.
- Tu, tutto bene?
- Molto bene.
- Ma ti disturbo? Posso richiamarti più tardi se preferisci.
- Nessun disturbo.
- Ok, allora pensavo, forse quando ritorno da Venezia, magari potresti venire a casa mia. Ho preso in affitto un piccolo appartamento all'Arenella. E' molto carino, certo non è una reggia, ma è ok, credo che potrebbe piacerti, o almeno, mi farebbe piacere avere un tuo parere, allora, che ne dici?
- Sarebbe fantastico.
- Perfetto!
- Perfetto.
- Hey ma sei sicuro di stare bene?
- Molto bene.
- D'accordo alla prossima allora!
- Alla prossima allora.
Chiuse la telefonata. Ma cosa diavolo gli stava succedendo? Aprì il rubinetto e immerse la faccia sotto il flusso d'acqua gelida. Poi trascorse una manciata di secondi a fissare l'uomo nello specchio che fissava l'uomo davanti allo specchio che fissava l'uomo nello specchio.
Fuori dal bagno Mazengo stava svuotando i bidoncini della raccolta differenziata.
- Mazengo hai per caso visto l'uomo che è appena uscito dal bagno?
- Nessuno uscito dal bagno.
- Mazengo è uscito proprio adesso. Portava una camicia identica alla mia.
- Tu scimunito. Nessuno uscito dal bagno.
- Sai Mazengo, spero solo che assumano l'androide.