Narrativa è | Le discoteche mi stimolano istinti suicidi. Non di rado il venerdì sera finisco in un cinema dove mi ritrovo il più giovane della sala staccato di anni. Quando Chico mi invitò al Moro per la Domenica Italiana gli domandai se fosse già ubriaco. Si dichiarò pronto a scommettere una cena che mi sarei divertito. Accettai la scommessa come stessi rubando le caramelle a un bambino.
Miriam ed io arriviamo al Moro verso le dieci e affrontiamo il problema parcheggio. Forse si può lasciare dentro, ipotizza. Dentro c'è il caos, valuto. La vince lei e ci inoltriamo nella selva automobilistica fino a un posteggio abusivo sorvegliato da un posteggiatore abusivo. Paghiamo due euro abusivi e superiamo un cancello tappezzato da insegne VIETATO L'ACCESSO, ALT e LAVORI IN CORSO. Si spalanca un piazzale polveroso e tetro fatto di edifici fatiscenti, scheletri architettonici e una schiera di auto ammassate l'una sopra all'altra. Usciamo vivi da quello scorcio di horror-movie e affrettiamo il passo verso le rassicuranti luci arancio del locale. Raggiunto l'ingresso una signorina in frangetta e microgonna ci consegna due IN e ci avvisa che per uscire dovremo riconsegnarle due OUT. Rimango spaesato dal tecnicismo burocratico del suo dialogare ma Miriam si rivela un'abile interprete. Il locale non è male per niente. Nell'ariosa terrazza di destra si stende un ristornate occupato in ogni tavolo. Poco più in là, un reparto divanetti lounge, tutti pieni e , a sinistra, un palco da teatro vuoto. Nella direzione opposta c'è l'affollatissimo bancone bar, mentre oltre la ringhiera, qualche gradino più in giù, si apre una fulgida spiaggia da sogno caraibico illuminata dai fari colorati della disco e da un microcosmo umano che occupa ogni granello di sabbia. Rinviamo l'incontro e ci spostiamo al bar. Alla cassa un giovane allarmato discute con la cassiera a proposito del suo OUT. Io sono sicura di avertelo restituito, ribatte la signora. Ma io non ce l'ho, insiste lui. Mi dispiace ma non mi è consentito dartene un altro, sentenzia lei. Vedo precipitare il ragazzo nell'incubo kafkiano di non poter mai più uscire da quel posto. E io adesso come faccio, piagnucola. Ordiamo due Mojitos, ma hanno finito il lime. Ripieghiamo su due bianchi freddi che ingolliamo di gusto mentre fiutiamo l'ambiente come detective in borghese. Si incontra un po' di tutto, e questo potrebbe anche essere un punto a favore. Dall'oriundo zona Arenella al plutocrate del Politeama, dal filibusto in canotta elasticizzata al rampollo Ralph & Lauren, dalla sfero-signorotta più larga che lunga alla modella longilinea da copertina patinata. Il mondo, si sa, è bello perché vario e quando la varietà la si ritrova compattata nello stesso ettometro quadrato, è plausibile che quell'angolo di terra abbia il diritto di dire la sua. Era da un sacco che non andavo a ballare, calcola Miriam con tono rinfrancato. E dalla discoteca parte la colonna sonora di Jeeg Robot d'Accaio. In fin dei conti ogni tanto si può anche fare, annuisco. Così, mentre ...cuore di un ragazzo che, senza paura sempre lotterà.... ti riporta alle remote mattinate delle scuole elementari trascorse sul divano con fantomatiche influenze dell'ultima ora, con passo spavaldo dalla folla danzereccia vengono fuori Chico e Fanillo, due personaggi per nulla affidabili da cui ogni genitore di buon senso dovrebbe nascondere le proprie figlie. Scoliamo il fondo del bicchiere e ci trasferiamo tutti insieme nella orgiastica dimensione notturna disco-caraibica di gente, palme e musica italiana, incastonata nella lingua di spiaggia tra il il mare nero e le luci dell'est. E' un ingresso dal forte impatto musico-emotivo.
Ci spostiamo alla capannina del bar per rimpinguare los vasos. La voce dello speaker nel microfono rende omaggio al Grande Fratello della movida locale, il quinto moschettiere delle organizzazioni notturne, Alessandro Alessi. Parte Lucio Battisti con il Tempo di Morire. Agguantiamo il cocktail e scendiamo in pista, dove una libidinosa brezza marina prende vita dalla riva per rinfrescare le sagome sudate della folla ondeggiante. Chico si diletta in dolce compagnia. Fanillo colora le braccia della gente con un patriottico timbro tricolore. Miriam piroetta a suon di Discolabirinto. Io incorro in un susseguirsi di incontri da tuffo nel passato: Fabbri, cristallino talento calcistico delle sfide adolescenziali, Barraja, pezzi di famiglie sparsi per strada, Aglione, instancabile burlone delle medie e Tuvé, scuole elementari, lasciato nanerottolo e ritrovato gigante. E se questa carrellata di ricordi giovanili viene cementata da una travolgente colonna sonora italianissima di Ricchi e Poveri, Mina, Carrà, Celentano, 883, Jovanotti, non si può fare a meno di notare che, come indicato nel manuale di sopravvivenza di Laura Landino, http://www.buongiornosicilia.it/cultura_spettacolo/manuale_di_sopravvivenza_nellaera_della_globalizzazione-249 per restare savi nell'era dell'omologazione globale è necessario ancorarsi alla propria individualità. Circumnavigare il mondo da un lato all'altro fino al tornare punto di partenza e riuscire finalmente a carpire la segreta, intima, magia della tradizione. La complessa meraviglia della semplicità. Ballare di notte in una spiaggia gremita per ritrovare se stessi in compagnia di se stessi.
La prossima volta che incontro Chico, mi toccherà di offrirgli una cena.
Foto di Floriana di Carlo